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Prefazione

Come ordinare correttamente le fotografie: la catalogazione di fotografie (storiche)

Prefazione

Uomo sconosciuto, circa 1935 fotografa: Maria Egger, collezione del Comune di Lienz, Archivio del Museo di Schloss Bruck – TAP, CC BY 4.0
Ritratto di un giovane
Ha lo sguardo puntato verso l’esterno della foto, i capelli pettinati con una riga precisa, e un completo tradizionale stiriano con bottoni in corno di cervo, ma una buona parte della fotografia è ormai irriconoscibile. Il negativo su lastra di vetro è molto danneggiato, e l’emulsione fotosensibile si è staccata. La foto non rivela nulla dell’identità dell’uomo ritratto, né si riesce a vedere una didascalia che forse, all’origine, era stata inserita.
 
 
Studio fotografico della famiglia Egger
Questo scatto proviene dallo studio fotografico della famiglia Egger di Lienz. Georg Egger (1835-1907) condusse il suo “Fotografisches – Atelier des G. Egger” dal 1863 fino al 1907, anno della sua morte. Fu un pioniere della fotografia nel Tirolo orientale, mentre suo figlio, Albin Egger-Lienz, divenne famoso come pittore. 
 
Nel primo manuale con le linee guida del progetto “Argento vivo. Fotografia patrimonio culturale” Meinrad Pizzinini ha fornito un profilo dello studio Egger. 
La fotografa Maria Egger, 1925 circa fotografo: sconosciuto, collezione del Comune di Lienz, Archivio del Museo di Schloss Bruck – TAP, CC BY 4.0
La foto fu scattata da Maria Egger (1877 - 1951), figlia di Georg; dopo la morte del padre Maria Egger prese in gestione lo studio fotografico situato nella Schweizergasse 30 di Lienz, che condusse per 44 anni, fino alla sua morte nel 1951. Ella non volle mai apparire come Maria Egger: i suoi scatti, soprattutto ritratti o scatti di famiglia, sono sempre firmati “Egger”. Nel marzo 1951, un mese dopo la sua morte, l’attività fu cancellata dai registri cittadini. 

Il fondo Georg e Maria Egger fa oggi parte della collezione “Comune di Lienz, Archivio del Museo di Schloss Bruck” ed è depositato presso l’Archivio Tirolese per l’arte e la documentazione fotografica di Lienz (TAP). Il TAP, assieme alla Città di Brunico, all’Ufficio Film e media/Ripartizione Cultura tedesca e alla Ripartizione Musei della Provincia autonoma di Bolzano è partner del progetto Interreg “Argento vivo”
(www.lichtbild-argentovivo.eu).
Linea guida “Come conservare e ordinare correttamente le fotografie“
La foto ritratto storica del giovane uomo campeggia sulla copertina del terzo manuale delle linee guida: “Come conservare e ordinare correttamente le fotografie“ del progetto “Argentovivo”. Come nel corso omonimo, questo manuale verte su come catalogare e archiviare correttamente fotografie storiche. Il capitolo intitolato „Come conservare correttamente le fotografie” prende spunto dal manuale, fornendo suggerimenti e istruzioni su come catalogare e ordinare le fotografie, e quindi come realizzare una banca dati o un inventario.
All'archiviazione delle fotografie è dedicato il capitolo “Come conservare correttamente le fotogafie”.
Fondo Georg e Maria Egger – numero d’inventario ”L27105“
Dal fondo di Georg e Maria Egger sono oggi conservate presso il TAP a Lienz 7.056 lastre di vetro e sono in via di archiviazione e catalogazione. Il ritratto dell’uomo è contrassegnato con il numero d’inventario “L27105”: “L” sta per Lienz; il numero che segue è un numero progressivo assegnato nel corso della catalogazione. Assieme al fondo Egger non sono purtroppo pervenuti una numerazione originale, un inventario o un registro con nomi, e nemmeno le date degli scatti. L’uomo ritratto nella foto può essere descritto solo come “uomo sconosciuto”. Per questo motivo è possibile proporre una datazione dell’immagine solo confrontandola con le altre lastre in vetro dello studio fotografico, esaminando gli abiti, o grazie alle stime fatte da persone esperte. Martin Kofler, direttore del TAP, ritiene che lo scatto possa risalire agli anni tra il 1930 e il 1940. 

Il danno subito dalla foto è dovuto a errori di conservazione. La lastra di vetro è stata ripulita in modo professionale, confezionata correttamente, e ora la si può ritrovare nell’archivio grazie al numero d’inventario. I metadati, vale a dire le informazioni sul contenuto della foto, il materiale, il formato, la datazione, la fonte, la descrizione, lo status giuridico ecc., sono stati inseriti nella banca dati. In questo modo si è catalogato il ritratto, rendendolo accessibile alla ricerca.
Ripresa in studio. Ritratto di una coppia di sposi, 1938. Al negativo è stato assegnato il numero 47341. Nel registro n° 7 dello studio fotografico Waldmüller è presente il nome del cliente “Oberrauch Heinrich”, nonché l’anno 1938. A questa fotografia è stato assegnato nell’Ufficio Film e media il numero d’inventario LAV003-BA-47341a-2011 fotografo: studio fotografico Waldmüller, Fondo studio fotografico Waldmüller, Ufficio Film e media, Bolzano, CC BY 4.0
Iscrizione nel registro alfabetico n. 7 del nome del cliente “Oberrauch Heinrich”, con il numero 47341 fotografo: Konrad Faltner, Ufficio Film e media, Bolzano, CC BY 4.0
Fondo studio fotografico Waldmüller - numero d’inventario “LAV003-BA-47341a-2011”
Anche questo ritratto di una coppia di sposi è la riproduzione di un negativo su lastra di vetro, e fa parte del fondo dello Studio Fotografico Waldmüller, conservato nell’archivio dell’Ufficio Film e media della ripartizione Cultura tedesca della Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige. Lo studio fotografico Waldmüller operò dal 1896 al 1986 a Bolzano, in Via Museo. Nel 2001 l’amministrazione provinciale di Bolzano acquistò il fondo, che comprende circa 200.000 fra negativi su lastra di vetro, attrezzature e registri dello Studio. Le lastre di vetro sono poi state archiviate e catalogate correttamente dall’Ufficio Film e media. Anche questa fotografia ha subito dei danni in seguito a un’errata conservazione.
Come a tutte le altre, anche a questa foto è stata assegnata una “segnatura” (numero d’inventario) - nella fattispecie „LAV003-BA-47341a-2011“ – grazie alla quale può essere identificata con certezza nell’archivio e nella banca dati. “LAV003” è il numero del fondo “Fotostudio Waldmüller”. Le lettere rimandano alla serie di lastre di vetro, nella fattispecie “BA”, di cui fanno parte le lastre cui era già stato assegnato un numero dallo studio fotografico. “47341” è il numero originario, assegnato a suo tempo dai fotografi Waldmüller per la loro contabilità. Nell’inventariazione d’archivio, quindi, si tiene conto anche della numerazione storica dello Studio. Le ultime quattro cifre “2011” sono invece riferite alla scatola in cui si trovava la lastra di vetro prima di essere confezionata con materiale idoneo all’archiviazione.

Coppia di sposi davanti a uno sfondo nello studio fotografico
Nello studio fotografico Waldmüller sulle lastre di vetro si soleva riportare una dicitura, annotandone poi i numeri e i nomi dei clienti in appositi registri. Nel registro n. 7 - compilato fra il 1938 e il 1941 in ordine alfabetico in base alle iniziali dei clienti per facilitare la realizzazione di stampe successive - al numero 47341 compare il nome “Oberrauch Heinrich”.
La foto fu scattata nel 1938 e vi si riconoscono una donna e un uomo: lei è vestita di bianco e tiene in mano un mazzo di fiori, lui indossa dei guanti bianchi e ha dei fiori sul risvolto della giacca. Dietro a loro si vede una delle tele da sfondo dello studio, oltre ad alcune suppellettili (tavolo, sedia e tappeto di pelo disteso sul pavimento). Si tratta di una coppia di sposi che si fece ritrarre in occasione del matrimonio. La lastra di vetro misura 12 centimetri di larghezza e 16 di altezza, e oltre al numero, in fase di sviluppo si era soliti riportare direttamente sul negativo anche la sigla “6 Cab”, che rimanda al numero delle stampe ordinate dal cliente e al loro formato (cabinet, quindi circa 11 x 16,5 cm).

La Provincia autonoma di Bolzano è la titolare dei diritti di utilizzo di questa foto, e la pubblica con la licenza CC BY 4.0. Tutte queste informazioni sono inserite nella banca dati, e così facendo si rende accessibile l’immagine per la ricerca all’interno del Catalogo dei beni culturali della provincia di Bolzano e sulla piattaforma Argentovivo.  
Capire i contenuti e rendere comprensibili le fotografie
Le immagini sono “utilizzabili” se i loro contenuti possono essere “capiti” e interpretati. Ciò che per noi, oggi, è “chiaramente” una macchina fotografica fra cent’anni potrebbe essere compreso dai nostri discendenti solo come una scatola. Elementi che oggi possono essere identificati e letti con sicurezza dalla fotografa o dall’archivista, fra pochi anni potrebbero non essere più comprensibili o confusi con qualcos’altro. 

Indicazioni e istruzioni per catalogare le fotografie
Una fotografia non è conservata solo quando lo è il suo supporto materiale, ma anche se si può accedere ai suoi contenuti; una fotografia deve anche essere reperibile. A questo scopo è necessario seguire un procedimento standardizzato e comprensibile. 

Questo capitolo riporta indicazioni e istruzioni sull’argomento. I contributi di Roland Sila (Musei Regionali Tirolesi) e Bernhard Mertelseder (Tiroler Bildungsforum) illustrano proprio questi temi: parlano fra l'altro della formazione di un fondo, dell’attribuzione del numero d’inventario e del reperimento e della ricerca delle fotografie. Gertrud Gasser (Ripartizione Musei), Alessandro Campaner (Archivio provinciale di Bolzano) e Martin Kofler (TAP) illustrano in base a fotografie dalle banche dati dei partner del progetto e dei partner associati approcci differenti di catalogazione di fotografie storiche.

L’“uomo sconosciuto” raffigurato sulla copertina di questo manuale resterà probabilmente tale. I coniugi Oberrauch, invece, grazie alla documentazione conservata si sono visti “restituire” il proprio nome.  Grazie all’archiviazione e alla pubblicazione delle fotografie storiche, ovvero tramite una conservazione e un ordinamento adeguati, le fotografie resteranno per il futuro a testimonianza del suo tempo e del lavoro delle fotografe e fotografi. 
 
I testi di questo corso di formazione online prendono spunto dagli articoli realizzati da diversi autori per i manuali dedicati ai rispettivi argomenti (pubblicati in Rete sul sito https://www.lichtbild-argentovivo.eu e usciti con la licenza CC BY 4.0). I testi dei manuali sono stati adattati dagli operatori del progetto Argentovivo per renderli fruibili nell’ambito di un corso online.